Leggere l'immigrazione, la biblioteca del centro AMILCAR CABRAL a Bologna di Tripodi Elena
Quello che qui illustriamo brevemente è un progetto un po'
diverso da quelli che sono stati fin qui presentati, fondamentalmente per
un motivo: la nostra biblioteca, la Biblioteca del Centro Amilcar Cabral
del Comune di Bologna, è una biblioteca specializzata. E' quindi
diversa la mission del servizio e l'utenza alla quale si rivolge:
non un servizio di pubblica lettura rivolto direttamente agli immigrati
come utenti finali, ma piuttosto un servizio per lo studio, la ricerca,
la preparazione sul tema dell'immigrazione, rivolto ai ricercatori,
agli studenti, ai formatori, agli operatori che lavorano in questo campo.
Un po' differenti saranno anche le riflessioni che il nostro lavoro
ha comportato; abbiamo creduto importante comunque presentare la nostra
esperienza a questo convegno, proprio perché si è giustamente
insistito sull'ottica della rete, della ricerca di un contesto cooperativo,
dell'integrazione dei servizi e delle competenze. E più servizi
e competenze sono diversificati, più la rete può acquistare
valore e utilità.
La nostra Biblioteca nel corso di 20 anni ha costruito un patrimonio specializzato
di 20.000 volumi sulla storia sociale, politica, economica, sulla cultura,
la letteratura e la religione dei paesi dell'Asia, dell'Africa
e dell'America Latina; sulla situazione dei diritti umani nei paesi
in via di sviluppo, le migrazioni e le relazioni interetniche all'interno
di questi paesi. In qualche modo è sempre stata una biblioteca multiculturale
e interculturale, nel senso dell'attenzione alle realtà africane,
asiatiche e latinoamericane e alle relazioni tra singoli membri e/o fra
gruppi appartenenti a culture diverse all'interno di società
extraeuropee. E' una biblioteca che ha sempre dato grande spazio anche
alla raccolta di documentazione sul problema della rappresentazione dell'Altro
nei secoli attraverso i racconti dei viaggiatori e quindi delle radici storiche
delle relazioni tra culture diverse: il nostro catalogo negli anni si è
arricchito di molta letteratura di viaggio, di resoconti e diari di viaggiatori,
esempi di contaminazione culturale che costituiscono gli sguardi con cui
le diverse culture, l'Oriente e l'Occidente si sono reciprocamente
lette, incontrate e certamente anche scontrate. Anche in questo senso, di
fatto, ci si è occupati di intercultura; se non ci si limita all'accezione
di uso corrente di questo termine, che definisce il rapporto tra società
di accoglienza e cittadini immigrati, la nostra è di fatto una biblioteca
interculturale.
A metà degli anni '90, di fronte alla crescita esponenziale
del fenomeno immigrazione in Italia e dell'ingresso di tanti cittadini
africani, asiatici, est europei nelle nostre realtà, abbiamo dato
vita ad una sezione specializzata sull'immigrazione, con lo scopo
di mettere a disposizione della città un luogo in cui si raccogliesse
la documentazione per lo studio e la ricerca sul fenomeno immigrazione.
Non che non fosse già disponibile molta letteratura sul fenomeno
migratorio in varie biblioteche di Bologna e della regione, ma a noi è
sembrato importante che un simile patrimonio crescesse e si sviluppasse
parallelamente ma organicamente al patrimonio della Biblioteca Cabral e
quindi alla documentazione sui paesi di provenienza dell'immigrazione.
Questo nella convinzione dell'importanza, della necessità di
non limitarsi alla descrizione e all'analisi del fenomeno così
come si manifesta in Italia, indipendentemente dallo studio e dalla conoscenza
dei contesti di provenienza degli immigrati.
Il discorso sull'integrazione, sui diritti e i doveri di chi accoglie
e i diritti e i doveri di chi si inserisce in una società è
una questione complessa, difficile e la sua soluzione sicuramente esula
dagli obiettivi di questo convegno. Il compito di una biblioteca, invece,
è in questo contesto evidentemente più circoscritto e più
chiaro: mettere a disposizione degli utenti i percorsi, gli strumenti culturali
per fare le proprie scelte e elaborare le proprie convinzioni. Ma se l'offerta
culturale qualifica un servizio, la nostra offerta è partita da una
intento: favorire il più possibile uno studio, una ricerca, una riflessione
sul fenomeno immigrazione in Italia che consideri gli immigrati come soggetti
non astratti dal contesto di provenienza, portatori e produttori di una
cultura, a loro volta mediatori culturali.
La letteratura italiana sul fenomeno immigrazione prevalentemente studia
il modo in cui gli immigrati incidono sulla società italiana, analizzando
quindi comportamenti, organizzazione sociale, il lavoro, le scelte sociali,
ecc. da una parte e le reazioni della società italiana alla loro
presenza dall'altra, interessandosi quindi alla legislazione, ai diritti,
alle politiche sociali. E' una letteratura prodotta per lo più
da sociologi, giuristi, antropologi sociali che si sono dedicati a questi
studi e sono diventati esperti di questo particolare aspetto della società
contemporanea; più raramente, invece, le riflessioni provengono da
studiosi delle culture e dei paesi d'origine degli immigrati. Questa
scarsa integrazione di competenze è una caratteristica italiana,
probabilmente imputabile all'isolamento in cui hanno vissuto molti
studiosi delle aree extraeuropee, e non è condivisa, ad esempio,
dalla letteratura francese. In Francia sono stati proprio gli orientalisti
a osservare e a studiare la continuità e la discontinuità
delle culture di provenienza, ad esempio degli indocinesi nell'interazione
con la cultura d'arrivo, quella francese: ci sono studi su come si
evolve la lingua lao o la lingua khmer, su come cambia l'alimentazione,
attività quest'ultima importantissima dal punto di vista dell'aggregazione,
l'organizzazione dei tempi della giornata o la percezione dell'evoluzione
della propria terra d'origine.
In questo modo lo studio della condizione di immigrati, delle condizioni
sociali, antropologiche, politiche, giuridiche, ecc. si integra allo studio
del retaggio della cultura di provenienza. Altrimenti si rischia l'eccessiva
autoreferenzialità della letteratura sull'immigrazione: trattare
il problema del multiculturalismo come se fosse un problema nuovo e chiuso
in se stesso, da affrontare e risolvere in contesto italiano, mentre si
prescinde dallo studio del passato e del presente dei paesi di provenienza
degli immigrati.
Il termine “cultura di provenienza”, inoltre, va sempre inteso
come qualcosa di non fisso, immutabile, ma come lo stile di vita (costumi,
abitudini, conoscenze, credenze, pratiche sociale e religiose), l'insieme
dei simboli condivisi dagli individui che ne fanno parte, a cui però
i singoli non danno lo stesso contenuto, la stessa interpretazione. Le culture
si definiscono anche in base a criteri quali istruzione, professione, appartenenza
a classe sociale, a genere, a generazione. Quindi anche l'identificazione,
la riduzione degli individui alla sola cultura d'origine è
in qualche modo arbitraria: gli individui ricreano e ridefiniscono continuamente
le regole a seconda delle situazioni storiche.
Mentre tutto questa complessità di relazione ci è evidente
se pensiamo alla nostra società, alla nostra cultura, alla gamma
di fattori che ci differenziano all'interno della stessa cultura nazionale
(nel nostro caso non diremmo mai etnica), a volte anche in letteratura lo
sforzo divulgativo tende a cristallizzare l'idea delle culture degli
Altri, a farne qualcosa di fisso e immutabile, chiuso e compatto, che a
quel punto ha a che fare più con il folklore che effettivamente con
i contesti reali di provenienza. Per questo ci è sembrato importante
mettere l'accento sullo studio scientifico dei contesti di provenienza
da cui partire per studiare le interazioni con la società italiana,
per evitare di cadere nel tranello delle semplificazioni, delle concezioni
a-storiche dei fatti culturali.
Il nostro obiettivo è quello di fornire un servizio che permetta,
che faciliti, che quasi suggerisca l'integrazione degli studi e delle
analisi sul fenomeno immigrazione così come si manifesta da noi,
all'interno di uno studio scientifico delle altre culture. Quindi
riunire gli strumenti per studiare la situazione in Italia degli immigrati
alla documentazione che permetta di approfondire le loro culture, il presente
e il passato dei paesi di provenienza, in base a cui leggere i processi
di inserimento, il dialogo e il conflitto d'identità, in maniera
integrata ai fondamentali delle culture d'origine.
La scelta conseguente è stata quella del catalogo unico, sia per
il patrimonio della Biblioteca, sia per quello della sezione specializzata
sull'immigrazione. Capita spesso che le persone che vengono a cercare
testi sulle comunità cinesi, ad esempio, si imbattano nel corso delle
loro ricerche bibliografiche in testi sull'organizzazione sociale
dei cinesi di Cina e che questo porti l'indagine là dove non
avrebbe mai pensato di finire. Altro esempio è una domanda informativa
assai frequente nell'approccio alla cultura islamica: il significato
del velo, per cui la risposta non potrà mai essere una, ma dovrà
necessariamente essere coniugata alle coordinate geografiche e storiche.
Una ricerca bibliografica può ricostruire le origini di questa tradizione,
il rigore con cui è stato usato nel corso della storia, come il suo
significato si è evoluto ed è stato usato politicamente nei
diversi paesi che sono attualmente a maggioranza islamica. In altre parole
non si può parlare di un significato univoco del velo nella cultura
islamica: in Iran dopo che lo scià lo aveva abolito in omaggio ad
un processo di modernizzazione e occidentalizzazione del paese, è
ritornato prepotentemente in uso dopo l'arrivo di Khomeini, assumendo
un valore politico di restaurazione della tradizione; nei paesi che hanno
combattuto la presenza coloniale per anni è stato vissuto come un
segno di resistenza al progresso; oggi in Egitto ad esempio è piuttosto
una scelta individuale; mentre per i musulmani della diaspora in Francia,
assume piuttosto la funzione di ricordare a se stessi le ricchezze della
propria cultura di provenienza.
L'obiettivo è quello di permettere un ampliamento della ricerca
che suggerisca la contestualizzazione delle sfide che l'immigrazione
straniera pone alla nostra società.
Due parole sull'organizzazione della sezione. E' divisa in sezioni:
cultura, demografia, devianza, diritto, donne, educazione, emigrazione,
immigrazione in generale, lavoro, media, nomadi, politiche sociali, razzismo,
reference, storie di vita. Ogni settore a sua volta si divide in sottosezioni
che organizzano geograficamente il materiale: le esperienze e le riflessioni
in Europa, le esperienze e le riflessioni italiane e l'esperienza
dell'Emilia Romagna. La sezione comprende anche una selezione piuttosto
ridotta, a causa di tagli al budget, di riviste specializzate; un certo
numero di bollettini di associazioni che lavorano in questo campo, tra cui
ad esempio l'ASGI Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione,
che produce letteratura grigia, informazioni fattuali, casi concreti, riflessioni
sugli aspetti giuridici e legislativi del problema.
Coerentemente con la vocazione e la natura della Biblioteca Cabral, la sezione
sull'immigrazione quindi si è andata configurando non come
un servizio di pubblica lettura rivolto agli immigrati, ma come un patrimonio
specializzato che contenesse gli strumenti per la riflessione e lo studio
del fenomeno immigrazione, utilizzato soprattutto per la formazione degli
operatori nel settore dei servizi agli immigrati, di cui gli immigrati sono
utenti finali come i servizi sanitari, i servizi sociali, le biblioteche,
gli insegnati in generale.
Oltre al servizio di biblioteca e informazione bibliografica, l'attività
della nostra Biblioteca, la sua progettualità e possibilità
di dare vita a nuovi progetti, risentono dei tagli di bilancio di questi
ultimi anni. Segnalo, in conclusione, i settori in cui si è concentrata
la nostra attività rivolti agli operatori del settore e alla formazione
in campo interculturale e che raggrupperei sotto la voce “attività
che cercano di promuovere non solo la conoscenza reciproca, ma una cultura
della conoscenza reciproca”:
Ua collaborazione - che a noi è sembrato un buon esempio dell'ottica di rete - con un coordinamento di biblioteche di pubblica lettura dei comuni della provincia di Bologna che aveva ricevuto un finanziamento dall'AUSL per la realizzazione di un una Biblioteca Multiculturale, costituita da una rete di servizi; noi abbiamo collaborato alla fase di progettazione per quanto riguarda la creazione di un sito internet comune per la rete di biblioteche aderenti al progetto: quindi individuando i link particolarmente significativi per gli immigrati del territorio, i siti della stampa locale e di informazione generale sui paesi di origine delle comunità maggiormente rappresentate, ma anche su opportunità e servizi in Italia; così come abbiamo fornito bibliografie di letteratura sull'immigrazione in italiano e di testi di narrativa e saggistica nelle varie lingue originali, contribuendo alla selezione di testate in lingua.
La promozione della letteratura degli immigrati: a parte l'organizzazione di incontri di lettura di poesie di poeti migranti è stato presentato alla Regione, in collaborazione con il COSPE di Bologna, un progetto per la realizzazione di video che raccontano le esperienze e le riflessioni di scrittori immigrati. Il progetto si chiama “Piove sempre in questo paese forse perché sono straniero” e parte dall'idea di guardare al fenomeno immigrazione non come spostamento di masse, ma come singole storie che superino l'anonimato e ridiano individualità ai soggetti, perché in fondo gli incontri e gli scontri tra culture sono sempre incontri e scontri tra individui che entrano in relazione tra loro
La nostra Biblioteca periodicamente cura delle pubblicazioni, tra cui
- la lettura del diario di viaggio di una giovane viaggiatrice italiana
in Egitto, Amalia Nizzoli, nella prima metà dell'Ottocento,
sempre nell'ottica della raccolta di storie di migranti, dei viaggiatori
come veicoli di contaminazione culturale;
- l'individuazione dei problemi che sottostanno alla trascrizione
dell'arabo in caratteri latini, rivolta a giornalisti, insegnanti,
bibliotecari che si trovano ad avere bisogno di scrivere o trascrivere parole
e nomi della lingua araba e che possono incorrere in errori che generano
incomprensioni.
La promozione dello studio delle lingue africane e orientali come primo e utile approccio alla conoscenza, allo studio della ricchezza di una cultura. Nella nostra Biblioteca sono molto frequentati i corsi di arabo a diversi livelli; non tutti gli anni, a seconda delle richieste, sono stati organizzati corsi di turco e persiano; in collaborazione con l'ISIAO si sta progettando l'organizzazione anche di corsi di khmer, di swahili, cinese e giapponese.
L'organizzazione di corsi di formazione tenuti da docenti universitari per insegnanti delle scuole medie e superiori. Cito due esempi particolarmente riusciti: uno sulle letterature dei paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina e sull'utilizzo di brani di racconti e romanzi per uso didattico, come strumento di comprensione della realtà sociale e politica di questi paesi; l'altro sull'islam, sui principali problemi storici, culturali, politici della cultura islamica che gli insegnanti si possono trovare ad affrontare in classe.
Nel 2000 abbiamo organizzato una mostra dal titolo “Bologna e il mondo oltre l'Europa: viaggiatori bolognesi in cerca dell'Altro”, che ricostruiva il percorso biografico, storico e culturale di sei bolognesi che nell'arco temporale che va dal 1500 al 1900 hanno viaggiato in continenti extraeuropei, ognuno dei quali in qualche modo rappresentativo dei diversi approcci al viaggio: il viaggio di scoperta e di esplorazione, il viaggio come conquista, il viaggio per commercio, il viaggio scientifico ecc., l'allestimento di questa mostra ha comportato un importante lavoro didattico svolto in collaborazione con l'IRRE Emilia Romagna per la predisposizione di utilizzi didattici del materiale esposto.
